CIVES: Il “nuovo” che desideriamo per il nostro paese, la nostra città, la nostra vita.

pubblicato da Redazione • 4 marzo 2017

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“Ecco io faccio nuove tutte le cose”, su questo tema si sono confrontati, ieri giovedì 2 marzo presso la Sala Lazzati del Centro di Cultura “Raffaele Calabria”, Padre Antonio Tremigliozzi Ministro Provinciale dei Frati Minori Sannio e Irpinia, la Prof.ssa Antonella Fusco autrice del libro “Francesco, il calore della speranza” e il Dott. Antonio Mattone Portavoce della Comunità di Sant’Egidio di Napoli. L’incontro rientra nell’ambito della decima edizione di Cives – Laboratorio di formazione al bene comune.

Ettore Rossi direttore dell’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro ha introdotto i lavori dicendo: “Per rendere credibile ed efficace la nostra aspirazione a rinnovare le strutture della nostra società, nel senso di renderle più umane e più giuste, dobbiamo rinnovare prima di tutto noi stessi. In questo senso Papa Francesco ci ha indicato un metodo, cioè di avviare processi piuttosto che occupare spazi. E’ lo sforzo di innescare dinamiche nuove avendo la pazienza di favorirne nel tempo esiti buoni”. Padre Antonio Tremigliozzi nel suo intervento ha spiegato il senso del “nuovo” che desideriamo per il nostro paese, la nostra città, la nostra vita. Esso ha un’accezione sia cronologica che qualitativa. “All’inizio dell’essere cristiani c’è l’incontro con Cristo da cui far scaturire una nuova evangelizzazione che deve essere nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nelle sue espressioni”. Il Ministro provinciale dei Frati Minori ha poi ricordato i due convegni ecclesiali nazionali che hanno particolarmente focalizzato il tema. Quello di Palermo del 1995 ha individuato la carità come via maestra per il rinnovamento della società italiana e nel cui documento finale si dice che “la fede non ci distoglie dai nostri doveri terreni, ma ci obbliga ancor di più a compierli”. Il mandato è quello di voler stare dentro la storia con amore. E poi il Convegno ecclesiale di Firenze del 2015 che ha indicato le cinque vie di un nuovo umanesimo: uscire, annunciare, abitare, educare,

trasfigurare. E’ poi intervenuta la Prof.ssa Antonella Fusco che ha sottolineato come il rinnovarsi è un cammino personale da condividere con l’altro. Nel riferirsi al suo libro su Papa Francesco la docente ha messo in evidenza il registro semplice e colloquiale della sua parola. E l’invito del Pontefice a “non cedere alla sfiducia di fronte al male”. Ognuno di noi ha la sua storia e fa la storia, così come l’io diventa dinamico quando si apre al tu e al noi. Rivolgendosi ai giovani la Prof.ssa Fusco ha richiamato che l’esperienza cristiana è quotidianità, in cui utilizzare la chiave della semplicità e autenticità.

Ha concluso i lavori Antonio Mattone della Comunità di Sant’Egidio che ha incentrato la sua riflessione sulla questione dei migranti, la cui vita è sotto i nostri occhi con donne, uomini, bambini, e anziani costretti a fuggire dai loro paesi. “Si dice che le persone che fuggono per la fame hanno meno diritti dei migranti che scappano dalle guerre o per motivi politici. Per me è una distinzione sbagliata. Alcuni sostengono, inoltre, che bisogna aiutarli nei loro paesi, ma è una posizione contradittoria perché la cooperazione oggi è ridotta ai minimi termini. Non dobbiamo prestare ascolto agli imprenditori della paura. Dobbiamo agire sapendo che è impossibile fermare questa onda”. Mattone si è anche chiesto: “Alcuni chiedono che gli immigrati siano rimpatriati. Dove? Con quali garanzie? Dobbiamo ributtarli in mare? Non possiamo dimenticare che nel mare Mediterraneo ci sono 20mila morti. E’ inammissibile l’accordo del governo italiano con la Libia che non ha un vero governo”. Il rappresentante della Comunità di Sant’Egidio ha poi ricordato il dramma della Siria rispetto alla quale la sua organizzazione ha promosso dei corridoi umanitari per portare in Italia 700 siriani. Antonio Mattone ha concluso il suo intervento dicendo: “Si spendono tanti soldi per il primo soccorso e quasi nulla per l’integrazione”. Dovremmo, perciò, prestare la giusta attenzione anche a questo aspetto, che è fondamentale per una convivenza pacifica nelle nostre comunità.

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