CIVES: La “spinta gentile” per scegliere comportamenti virtuosi

pubblicato da Redazione • 16 dicembre 2016

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Le cose nuove dell’economia. Su questo tema si è tenuto il quarto incontro di “Cives – Laboratorio di formazione al bene comune”, promosso dall’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro della Diocesi di Benevento in collaborazione con il Centro di Cultura “Raffaele Calabria” e con l’università Cattolica del Sacro Cuore.

“Rispetto all’economia in tanti stiamo coltivando una grande speranza – ha spiegato Ettore Rossi direttore diocesano dell’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro – cioè di fare di essa non più una scienza triste ma un motore di creatività che aiuti le persone, soprattutto i giovani, a trovare soluzioni alla mancanza di lavoro e di futuro. Tante esperienze concrete, attivate anche nel nostro territorio, segnalano che è in atto un cambio di paradigma in cui centrale è lo sforzo di tornare a dare un’anima all’economia”.

Relatore dell’incontro è stato il Prof. Luciano Canova, docente di Economia Sperimentale e Comunicazione Scientifica presso la Scuola Enrico Mattei di Eni Corporate University. “L’innovazione e la digitalizzazione – ha esordito Canova – sono straordinarie opportunità che stanno cambiando la nostra vita”. Siamo immersi in dinamiche esponenziali che portano a chiederci: di fronte all’automazione quanti posti si conserveranno e quanti saranno distrutti? “Le macchine sono in grado di fare dei lavori che finora erano appannaggio dell’uomo. – ha continuato il relatore – Nei prossimi venti anni circa un lavoro su due verrà sostituito dalle macchine. E parliamo non solo dei lavori manipolativi ma anche di quelli impiegatizi. Per esempio anche il receptionist sarà sostituito dal computer”. Se questo è il futuro, c’è da avere paura? Una prima risposta, fornita dalla teoria economica, è quella secondo la quale la distruzione è sempre creatrice, per cui nasceranno nuovi lavori. Rispetto a questi nuovi scenari l’economista Canova ha sviluppato il suo intervento su alcune parole chiave: “La prima è big data. E’ la rivoluzione dei dati, da cui siamo invasi. In soli due anni sono stati prodotti tanti dati quanti in tutta la storia dell’umanità. Se noi pubblicassimo su carta i dati di un anno ricopriremmo l’Italia 1700 volte. La caratteristica principale dei big data è di non essere strutturati. A cosa servono? Tante informazioni sono utilissime per individuare delle regolarità in funzione di scopi pratici. Pensiamo alle scelte di consumo o alle previsioni circa la diffusione delle malattie”. Si fa oggi un gran parlare di open data, a proposito del bagaglio di dati in possesso delle amministrazioni pubbliche. Sono un patrimonio serio di informazioni utili per offrire servizi ai cittadini, in vista di un miglioramento della qualità di vita. La seconda parola chiave presentata dal relatore è stata gamification, cioè ludicizzazione: “Il senso è trasformare qualcosa in gioco, pensando al fatto che il gioco è un nostro modo di apprendere. Un miliardo di persone utilizzano i videogiochi. Il nostro problema è che le persone non si sentono più ingaggiate. Nella scuola il gioco e la digitalizzazione potrebbero aiutare gli studenti ad apprendere meglio, perché la scuola è un luogo dove non ci si diverte più. Le persone quando giocano sono estremamente concentrate, mentre va ricordato che secondo alcuni studi l’essere umano è in grado di stare attento per soli 8 secondi. Il gioco può essere utilizzato in ambiti molto rilevanti. L’esercito americano, ad esempio, fa reclutamento attraverso un videogioco”. Il terzo punto della relazione del prof. Luciano Canova ha riguardato la social network analysis, in riferimento ai social network che sono diventati parte essenziale della nostra vita: “Essi si basano sulla teoria delle reti. Grazie a questa teoria è possibile effettuare mappature delle relazioni sociali delle persone. La rete consente, inoltre, di individuare i nodi forti e nodi deboli dei rapporti sociali. Oggi facebook è un network di 1 miliardo e 800 milioni di persone ed è in grado di prevedere aspetti molto delicati della nostra vita. In questo senso dobbiamo stare molto attenti, perché stiamo dando ad aziende private una grande mole di informazioni sulla nostra vita personale. Ma va sottolineato che la teoria delle reti è fondamentale per spingere le persone a decidere”.

L’ultima parte della relazione dell’economista Canova è stata dedicata alla filosofia politica del nudge, che in italiano possiamo tradurre con “spinta gentile”: “Il nudge modifica il contesto della scelta in modo da rendere più semplice, per le persone, decidere quale azione intraprendere. E’ dunque un intervento politico che punta ad attivare un comportamento, cercando di indirizzarlo verso un’opzione specifica ma senza alcun obbligo o coercizione. Solo, quindi, attraverso una spinta gentile. Pensiamo ad alcuni paesi europei che hanno un tasso altissimo di donazione degli organi perché essa è stata prevista come opzione di default o preimpostata, mentre chi non intende farlo deve chiedere esplicitamente di essere escluso dal programma”. Insomma, la spinta gentile può servire per incoraggiare dei comportamenti civici ritenuti positivi e meritevoli, rispettando comunque la libertà di scelta di ciascuno in quanto nessuno può decidere cosa è bene per gli altri. “Non c’è, in ogni caso, nessuna scienza dei miracoli”, ha concluso Canova, perché l’unica strada è la sperimentazione.

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